"PRESENTAZIONE"

Pier Francesco Mele è nato a Dorgali, in provincia di Nuoro, nel 1959.
Artista autodidatta, nel 1980, quando aveva circa vent’anni, lascia la Sardegna per trascorrere diversi anni negli Stati Uniti. Attratto dalle culture azteche e incas, soggiornò, anche, in Messico e Colombia spingendosi, poi, fino all’estremo nord del continente americano: l’Alaska.
Nel 1991 rientra in Sardegna.
La sua attività iniziale fu quella del marmista, arte appresa sin da giovane, coltivata con passione al punto da tramutarsi , alla fine degli anni ottanta, in attività di scultore e designer.
La piena conoscenza della tecnica dell’intaglio della pietra aveva permesso a Pier Francesco Mele di affrontare e di risolvere con esiti apprezzabili qualsiasi linguaggio nel campo della plastica. Si è cimentato, così, in un esercizio condotto con sistematicità in tutte le espressioni artistiche legate alle avanguardie del nostro secolo, rivelando qualità straordinarie.
Una duttilità incredibile e una capacità di rielaborazione veramente sorprendenti hanno accompagnato questo suo passaggio dall’opera artigianale a quella più propria dello scultore.
Pier Francesco Mele ha ripercorso infatti maniere che dal Cubismo l’hanno condotto alle ultime neoavanguardie rivelando un talento denotante un’inclinazione naturale in attesa d’una precisa definizione. Fanno esempio il lavorìo delle forme, il rapporto fra l’oggetto dell’esperienza e l’immagine di questo oggetto dal quale Pier Francesco Mele parte per la creazione artistica.
Non sentendo alcun richiamo per il reale, che è da lui affrontato nell’impegno del design, ha guardato con ironia la rappresentazione di quanto lo circondava, preferendo insistere sulla figura. Egli ne ha dissacrato immediatamente l’immagine con un gioco di piazzamento dei piani atto a scompaginare qualsiasi riscontro convenzionale con la realtà. Esemplare è una scultura a tutto tondo, da assimilare alla corrente cubista: rappresenta una figura totemica in pietra; nella predetta scultura si agitano le idee di Lévi- Trauss allorché ritenne il totemismo un’illusione, forzando le forme possibili del rapporto ritualizzato dell’uomo con la natura. La testa d’uccello, innestata in un corpo umano, rammenta un ritmo e una modulazione discendenti da certi studi desunti da Patisse: un’elaborazione con i caratteri del gioco azzardato e provocatorio.
Anche il movimento futurista e i relativi processi di deformazione stilistica che l’avevano accompagnato hanno destato l’interesse di Pier Francesco Mele, il quale non ha temuto di dare vita con spregiudicatezza ad una figura contorta, movimentata dinamicamente nelle parti che la costituiscono. Poiché il Futurismo ha limiti nelle sue peculiarità espressive, Mele non ha insistito molto nel suo linguaggio. La sua attenzione è stata piuttosto volta al Dadaismo e al Surrealismo poiché egli non ha condiviso quanto propugnavano i futuristi. Contrariamente a quanto andava sostenendo Marinetti, Mele non ha voluto rinunciare ad essere compreso, giudicando questo aspetto del suo operare tutt’altro che superfluo e trascurabile.
Le ali spiegate dell’immaginazione e i domini sconfinati della libera intuizione dei futuristi hanno lasciato perplesso Pier Francesco Mele che, nell’avvicinarsi al loro mondo espressivo nell’ultimo decennio di questo secolo, ne ha avvertito il pieno superamento storico e intellettuale. Egli si è servito del Futurismo esclusivamente come puro esercizio da adottare a grandi linee, senza compiacimenti a posteriori.
Anche le invenzioni dadaiste e surrealiste non hanno avuto, su di lui, molta presa in quanto non sono state che un momento di sperimentazione in attesa di cimentarsi in altre maniere nell’ambito delle avanguardie.
Va inscritta a questo punto, nel ricco contesto della sua produzione, la scultura iconica riverberante sia di Henry Moore, sia di Hans Arp. Del primo lo ha conquistato l’assolutezza formale quale cifra inconfondibile del costruire i volumi nello spazio; del secondo la soglia impercettibile tra invenzione e rappresentazione, tra fantastico e reale. Così in “Figura di donna distesa “ le masse disegnano volumi larghi definiti da linee morbide richiamanti il corpo femminile; lo stesso colore rosato della pietra evocherebbe un corpo esposto al sole. Nella sintesi delle dette forme si pone la testa come un semicerchio spezzato atto ad interrompere l’accarezzevole immaginazione di un corpo femminile, creando maggiore sconcerto nel riguardante. A tutto tondo si delinea un’altra scultura allusivamente evocante un corpo femminile; anche in questo caso alla sinuosità di alcune parti del corpo, non prive di suggestione, si contrappongono altri volumi articolati in modo da disegnare nello spazio masse funzionali ad apprezzare la costruzione d’una forma unitaria avente ritmi precisi.
In questo processo creativo di Pier Francesco Mele si coglie una poetica pervasa di astrazione e di temperamento sensuale, la quale mantiene un gusto non privo di sensibilità naturalistica: sensibilità rivelata dall’armonioso rapporto fra le masse. Mele è attualmente immerso nella sintassi moderna costruita tenendo conto anche delle forme retoriche della linguistica tradizionale; un esempio paradigmatico è offero dal disegno zoomorfo incluso in una metopa. In questa composizione è predisposto un chiasmo, ossia una reciproca inversione nel costrutto in due membri contigui che rendono più interessante il processo creativo del bassorilievo.
Pier Francesco Mele ha realizzato formelle ove, con materiali diversi, ha creato dei bassorilievi: si vuol qui rammentare il “Trittico” nel quale in lieve aggetto si espandono linee sinuose, come fossero sostanze vischiose e consistenti colate su un piano con andamento a serpentina; ed in questo piano Mele ha aggiunto dei dentelli in modo da ottenere effetti di chiaroscuro. Questi effetti paiono più risentiti nelle formelle in legno e pietra, concepite come fossero arazzi moderni; si tratta di una forma riverberante la Pop Art, senza sottendere, comunque, ad alcun disagio esistenziale, senza velleità di rivolta, senza orientamenti ideologici ma soltanto riproponendo elementi comuni in un contesto di nuovi valori estetici. Per cui anche “Il flauto” va letto in questa chiave, traendone una forma di piacevolezza insospettata, di divertimento improvviso, di funzione lontana da quella a cui lo strumento è destinato. In vero, “Il flauto, non è più uno strumento ma assume una finalità volta ad una pura contemplazione astratta.
Nella produzione di Pier Francesco Mele si riscontrano opere derivanti, inoltre, sia da un’elaborazione brancusiana, con rimandi ad un mondo di simboli apotropaici, sia da Nivola e dalle sue divinità mediterranee, tramutate in copie stilizzate di figure nello spazio.
Nella produzione dello scultore di Dorgali s’inserisce anche il design che lo stesso ha presentato nella mostra allestita negli Stati Uniti al Design Centre South di Laguna Niguel, in California nel marzo del 19.
Precedentemente aveva comunque esposto in mostre personali tenute a Cala Gonne, nel nuorese, e a Porto Cervo, nella Costa Smeralda, ottenendo un sentito successo.
In generale, in merito al design, si può dire che è stato facile il suo percorso nelle arti applicate nel nostro secolo, essendo le stesse legate formalmente alle avanguardie figurative. Così nel guidare il gusto del Novecento con la rapidità di consumare il presente si è seguita con fatica la febbre del modernismo. In Italia i movimenti delle arti sono stati comunque meno convulsi rispetto all’Europa. Nel campo del mobile l’Italian Style è riconducibile in particolare a due differenti indirizzi progettuali: quello rimasto nel solco razional-funzionalista e quello che ad esso si è opposto.
Ed è all’interno di questo binomio interpretativo che possiamo comprendere l’interesse del Mele verso la creazione di originali complementi d’arredo (tavoli, lampade e sedie) mediante i quali può contemporaneamente dare espressione del suo innato senso artistico. Rimane ancora tanto da scoprire e da ammirare in una produzione scultorea che, per quanto appaia sensibile al succedersi degli eventi e al maturare di nuove problematiche, è pur sempre diretta dalla fantasia e dall’aspirazione di un’artista di grande levatura.
Wally Paris

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