"L'UNIONE SARDA"

DORGALI.

«Faccio scultura. Mi dedico all'arte anche quando sto allestendo un negozio o un locale. II mio obiettivo è trasmettere tranquillità e sensazioni». E il documento artistico di Pier Francesco Mele (ma tutti lo conoscono come Piero)» 42 anni, sposato e con una figlia.
Dopo l'infanzia trascorsa con il padre in marmeria a costruire caminetti e una parentesi negli Stati Uniti a bordo delle navi da crociera ha preso il largo verso l'affascinante mondo dell'arte e dell'artigianato. Costruendosi, cosi, un futuro che gli piace e che gli regala soddisfazioni e, questione non meno importante, gli permette di campare.
«Ho partecipato ad una collettiva a Los Angeles e, l'anno scorso, ad una fiera a Salisburgo. Ho esposto a Porto Cervo e alcune mie sculture sono presenti in aziende e uffici di Milano». L'artista artigiano ha deciso di superare i piccoli confini dorgalesi per presentare i suoi lavori ma la sua base d'azione resta sempre la costa: «II mercato sardo è limitato e ristretto. Potevo trasferirmi a Milano o a Bologna ma preferisco la libertà di vivere nel mio paese che mi da tanta ispirazione grazie ad un paesaggio
bellissimo». Meglio accontentarsi e stare bene pur con qualche sacrificio: «I soldi sono importanti. Per vivere ma anche professionalmente. Ad esempio io prediligo il bronzo, un materiale che amo tantissimo - spiega Piero - ma che costa caro ed è molto difficile da piazzare».
Per il momento» quindi. lavora con tanti materiali diversi (pietra, legno, ferro, vetro) e non si sente meno artista quando crea i complementi d'arredo: tavoli» portalampa-
de ma anche negozi veri e propri come una gioielleria a Roma, due bar a Cala Gonone e un altro a Milano. Locali che ha rivestito con i colori tenui della trachite e con le forme più bizzarre.
«Molti galleristi criticano questa mio modo di lavorare. Ma io continuo per la mia strada mi da soddisfazione creare degli ambienti dove la gente sta bene, si trova a suo agio. E allo stesso tempo e un modo per esprimere ciò
che sento». L’artigianato si sposa bene con l'arte per Pier Francesco Mele che ricerca continuamente nuove soluzioni» amalgamando e mescolalando materiali e linguaggi artistici diversi nel suo laboratorio alla priima periferia del paese, con un bel panorama sul Supram onte. E l'amore per la natura si tocca con mano nelle sue opere: «Uso materiali
poveri e naturali, non ho mai usato, neanche per provare, prodotti chimici e di sintesi come il plexiglas. Penso di essere moderno nelle linee e nelle forme ma resto fedele ai
materiali tradizionali. Adesso faccio delle sculture inserite dentro dei pannelli. Quasi come dei quadri, cerco di unire pittura e scultura. Una sorta di sperimentazione».

Una ricerca artistica continua che non ha come obiettivo la semplice partecipazione a mostre o ai simposi, ma che trasferisce nell'esperienza concreta, applicandola nella realizzazione di locali per adornarli e abbellirli. Una sfida continua, anche se non mancano i problemi per farsi accettare: «La Sardegna non è l'ambiente ideale. Spesso si da più spazio a quelli che vengono da fuori, anche se potenzialmente sono come gli artisti del posto. Io ho iniziato quasi per gioco nel 1990 e oggi riesco a vivere facendo quello che mi piace. Ma ci sono stati dei periodi duri, soprattutto dal punto di vista economico». Uno dei risultati più ammirevoli del ragazzo che sta al confine tra artigianato e arte pura è di aver valorizzato la tra-
chite: «Un materiale poco conosciuto ma che da tante soddisfazioni. Ho parlato con architetti, con tecnici del settore che non la conoscevano e sono rimasti stupiti dalla vasta gamma di colori di questo materiale e dei risultati che si possono raggiungere»»

Gian Basilio Nieddu
L’Unione Sarda, 11/1/2002

torna su