Scultura e design, due mondi dal confine talmente duttile che il travaso è praticamente continuo. Scultori e pittori che, per trovare nuove nicchie di mercato, si dedicano all'arredamento di intemi e,dall'altra parte, designer che abbandonano ogni
schema razionale per l'elaborazione di oggetti dall'utilizzo improbabile. Tematica ricorrente è quella che identifica molti artisti della «new age» che associano l'utilizzo di materiali grezzi alla ricerca di forme primitive. Interessante, nel panorama lombardo, l'esperienza di due giovani che hanno trasformato l'oggetto di uso comune in uno strumento di contemplazione: Lorìs Di Falco e Pier Francesco Mele. Il primo, nato nel 1961 a Milano, è un figlio dell'Accademia di Brera. Immediatamente sviluppò quello che sarebbe stato il suo itinerario artistico predominante, ovvero il trompe loeil in pittura e scultura da cui nascono creazioni fantastiche, quadri-sculture e sculture-oggetti su cui ci si può sedere e con i quali si può illuminare. Creature nostalgiche, donne metafisiche e alfabeti arcaici animano cassettiere, tavolini, lampade, e sedie realizzati con tecniche rigorosamente manuali. Il richiamo alla natura e a paesaggi onirici decontestualizzano oggetti d'uso comune offrendo una poetica alternativa al massificato mondo dell'alta tecnologia. Un ritorno all'unicità della scultura e alla contemplazione come risposta alla progettualità iperfunzionale del design moderno.
Un percorso diverso, ma ugualmente personalissimo, è quello di Pier Francesco Mele. Classe 1959, sardo ma lombardo d'adozione, iniziò a intagliare marmo giovanissimo al solo scopo di inventarsi un mestiere. Il passaggio all'arte e all'astrazione è stato rapidissimo, decisamente influenzato da un lungo soggiorno in Messico e Colombia ma anche, ci sia consentito dalla tradizione isolana. Pietra, legno, cuoio, ferro, vetro e terracotta sono i materiali
con cui elabora i suoi «totem». Forme arcaiche che richiamano ora il corpo femminile ora figure naturalistiche diventano lo spunto per la creazione di originali elementi di arredo come tavoli, pannelli o sedie-trono. I volumi ora sinuosi ora imponenti si rifanno alla tradizione brancusiana ma con personali accenti alle divinità mediterranee tramutate in copie stilizzate di figure nello spazio. Nella produzione dello scultore di Dorgali s'inserisce anche il design che lui stesso ha presentato nella mostra allestita negli Stati Uniti al Design Centre South di Laguna Niguel in California.
Mimmo Di Marzio
il Giornale, 2/12/1998